21/10/2011

Wind, tu quoque

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 Dopo pochi mesi dall’unione/acquisizione di Wind da parte dei russi di Vimpelcom, a seguito di un progetto di riorganizzazione, l’ex azienda di telecomunicazioni italiana, nata da una costola di Enel, prevede l'esternalizzazione della gestione della propria rete e quindi la cessione di un numero di lavoratori che, si prevede, va da circa 600 a più di 1500.

 wind,esternalizzazione,dipendenti,huawey,telecomunicazioniGli acquirenti probabili erano: Alcatel, Ericson, Nokia-Siemens e Huawei, ma è quest’ultima che, sembra ormai probabile, si aggiudicherà l’acquisto. D’altro canto Huawei, oltre a vantare sostegni economici importanti, già condivide con Wind una palazzina direzionale a Milano Lorenteggio dove già lavorano dipendenti cinesi .

 Ma quale contratto saranno obbligati a sottoscrivere i lavoratori che saranno così esternalizzati? La certezza è che la finanziaria contiene l'art. 8 che consente di ottenere deroghe rispetto ai contratti nazionali collettivi; in più sappiamo quasi per certo che il personale cinese che già lavora a Milano Lorenteggio ha un inquadramento contrattuale che non è noto a nessuno.

Oltre al danno per i lavoratori che rischiano in futuro il posto di lavoro, il timore è che si avrebbe una multinazionale che opera in regime di concorrenza sleale sul territorio italiano dato che potrà applicare contratti più vantaggiosi di quelli che, fortunatamente, altre aziende nazionali sono obbligate a sottoscrivere.

 wind,esternalizzazione,dipendenti,huawey,telecomunicazioniIn più c’è la certezza che un’altra cospicua parte di un’infrastruttura strategica per una nazione, come la rete di telecomunicazioni, vada a finire sotto il diretto controllo di un soggetto straniero; addirittura un soggetto extra europeo. E questo proprio mentre la "moda" dell'outsourcing sta tramontando in favore di una riscoperta generale del vantaggio di mantenere all'interno delle aziende tutte quelle attività fondamentali per il loro funzionamento.

(nell'immagine a lato i lavoratori del call center di Wind che protestavano contro l'esternalizzazione avvenuta due anni fa)


 

03/09/2011

Allergici all'ambrosia? Non andate all'Enel!

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Hai già sentito parlare dell'Ambrosia? Non parlo del cibo degli dei dell'Olimpo, ma dell'omonima pianta erbacea molto conosciuta da chi soffre di allergie ai pollini. Se non l'hai mai vista sappi che a Novara, nonostante sia obbligatorio rimuoverla, è molto facile da trovare: eccone un campione molto rappresentativo fotografato in Via Domenico Maria da Novara, una traversa di C. della Vittoria (la via che conduce agli uffici dellEnel). (Cliccate sull'immagine per ingrandirla)

 

ambrosia,novara,domenico maria, incuria,degrado,appalti,verde,ambienteQuesta pianta, per chi ancora non la conoscesse, è nota per a la forte allergenicità posseduta dai suoi granuli pollinici ed è stata classificata come pianta infestante molto pericolosa per la salute umana. Il polline viene prodotto in grandi quantità durante il periodo di fioritura che, nelle nostre zone, ha inizio a partire dal mese di luglio e raggiunge il suo massimo nel mese di agosto.

L’Ambrosia artemisifolia è una pianta pioniera: si insedia in aree dove la vegetazione originaria è stata rimossa: margini di campi, bordi stradali, sedi ferroviarie, cantieri edili e aree abbandonate in genere. Per limitare la sua diffusione è stata emessa, anche a Novara, un'ordinanza comunale che impone ai proprietari dei fondi di effettuare uno sfalcio regolare durante la terza settimana di tutti i mesi estivi. 

Perfetto! Siamo organizzatissimi ed attentissimi alla tutela della salute dei cittadini. Ma allora, come ho fatto io a fotografare questo cespuglio di artemisia alto un metro e mezzo e che cresce rigoglioso e totalmente indisturbato sul bordo della strada? Semplice: il proprietario del fondo non la taglia. Ok, si potrebbe dire: facciamogli una bella multa e se ancora non provvede allora che la tagli il comune e poi si faccia rimborsare le spese dal proprietario!

Sarebbe troppo facile. Invece no: a Novara non si fa nulla (e la foto lo dimostra) finché non si scopre di chi è il terreno in questione. Il motivo è presto detto: l'ufficio ambiente, che non ha più personale operativo e ormai appalta tutti i lavori di giardinaggio all'ASSA, non ha i fondi per accollarsi temporaneamente la spesa. Nel caso specifico la Via Domenico Maria non è né comunale né privata sicché, nell'attesa di capire chi debba cacciare i danari, si permette ad una pianta definita pericolosa di crescere, fiorire e diffondere il suo aggressivo polline.

Se andate all'Enel portatevi la scorta di fazzolettini!

 

20/08/2011

Canaletto a Orta: 7 Euro, 4 quadri, una ladrata

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Per il titolo di questo post prendo a prestito le parole scritte da mia figlia nel libro delle firme posto su un tavolino alla fine di una mostra che è stata, come è facile intuire, parecchio deludente. 7, sette, Euro a testa! Gli studenti 5. Accidenti, in quattro abbiamo speso 24 Euro! Ma allora per farti entrare al Louvre o alla National Gallery di Londra (in cui si entra gratis!!!) dove i "Canaletto" che si rispettano sono esposti con il massimo riguardo, quanto dovrebbero chiedere?

canaletto, orta, mostra, cultura, arte, D'accordo, per la cultura questo ed altro, non siamo venali: parliamo della mostra.

Pochi quadri, solo alcuni veramente interessanti, alcuni disegni, diverse (troppe) "croste": vedute di serie B, se non peggio. Del Canaletto solo due tele, nessuna delle due con l'acqua come soggetto, motivo per cui è famoso. Del vedutista in questione si possono osservare in verità diversi schizzi e disegni, più utili però più ad uno studioso che ad un visitatore interessato ad emozionarsi con i suoi fantastici giochi di luce e di colori.

Ma c'è di più, come se già non bastasse, perché i quadri sono pure pessimamente illuminati: mettendosi di fronte si ricevono fastidiosissimi riflessi e per rimirarli senza fastidi occorre sistemarsi in posizione completamente disassata. Le tele, inoltre, sono mal posizionate: davvero troppo in alto e pure male ambientate, in sale dove i mobili antichi sono piazzati alla bell'e meglio più per sbarrare l'accesso alle altre sale che per arredare piacevolmente i vari ambienti.

Una delle solite cose all'italiana, insomma, "la cultura de noantri": una mostra pubblicizzata in lungo e in largo dove probabilmente si è investito più in pubblicità che per allestire la mostra stessa, un percorso culturale  pensato più per fare cassa che non per "fare" cultura. Vogliamo dirla ancora con i romani? Una "sòla".

 Dammi retta, se ami la cultura non fare come me e la mia famiglia: non ci andare!

 

16/08/2011

Le regole? Vanno rispettate, ma solo dagli altri

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Sono orgoglioso di presentarvi alcune splendide immagini della novaresissima Via Gnifetti. D’accordo non è proprio un bijoux per via di quei marciapiedi scalcagnati, l’intenso traffico e un arredo urbano non proprio da centro storico, però è una gran comodità: non ci sono assolutamente problemi di parcheggio! Chi non è pratico della zona guardi le foto per convincersi. (cliccate sulle foto per ingrandirle)

 

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Ecco come parcheggiamo noi di San Martino: sul marciapiede! Ma sì, ormai è consuetudine se non tradizione, e poi chi volete che si lamenti. E in effetti non si lamenta praticamente nessuno. Nemmeno quei pedoni serafici che hanno ormai perso ogni speranza di vedere qualche volta difesi i propri diritti anziché calpestati.

Accettiamo tutti una situazione che non è solo indice di inciviltà, ma di bieco disprezzo delle nostre stesse leggi. Bieco disprezzo e impunita violazione. Una situazione che si è ormai consolidata dato che nessuno interviene con regolarità per far rispettare il codice civile.

“Quelli là devono venire da noi e rispettare le nostre regole”, si sente sempre dire al bar, ma quali regole? E le devono rispettare come le rispettiamo noi? Stiamo freschi, se vogliamo che questi prendano esempio da noi siamo praticamente rovinati. Le regole ci sono e devono essere rispettate, da tutti: san martinesi, novaresi e non novaresi.

Devono essere rispettate anche da quelli che ho beccato con questa strana punto bianca (per dirla con Jannacci) con una striscia verde allo “sciassì” …

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